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Sono passati esattamente trent’anni. Trent’anni in cui loro non solo non sono mai stati ritrovati. Ma anche trent’anni in cui non è stato possibile nemmeno ricostruire nel dettaglio la storia dei loro ultimi giorni di vita e di lavoro in Libano. Questo “grazie” a depistaggi, al segreto di Stato sull’operato di ufficiali dei servizi organici alla P2 e omissis tuttora esistenti (in relazione alle persone in vita. Tuttavia va poi aggiunto che sono oggi numerosissimi i documenti non ancora desecretati su questa vicenda. La storia è quella di Graziella De Palo e Italo Toni, giornalisti, 24 anni lei e 50 lui, spariti nel nulla da Beirut ovest, sotto il controllo palestinese, la mattina del 2 settembre 1980. dal blog Xaaraan
Italo e Graziella, specialmente il primo abituato ad affrontare i rischi e le insidie del mestiere, sono ospiti del Fronte Democratico Popolare per la Liberazione della Palestina, una formazione di estrazione marxista, guidata da George Habbash. L’impegno è di condurli dalla capitale verso il sud, al castello di Beaufort, sulla linea dello scontro con l’esercito israeliano. Lui è un giornalista dei Diari, con un passato complicato, buon conoscitore della questione mediorientale; lei una giovane collaboratrice del quotidiano Paese Sera e della rivista L’Astrolabio. Unico indizio che possa far intuire il peggio è che proprio dalle pagine dell’Astrolabio Graziella ha documentato i traffici internazionali d’armi che avvengono in violazione degli embargo sanciti dall’Onu. Per i due, quella di unirsi ad un gruppo di guerriglieri per raccontare proprio questo tipo di traffici, sembrerebbe essere stata un’occasione da non perdere. Ma forse un’opportunità fatale. Prima di lasciare Beirut i due chiedono di mantenere le stanze in albergo e avvertono l’ambasciata italiana.Italo e Graziella non fanno più ritorno a casa. Le loro tracce scompaiono dal momento in cui lasciano quell’albergo. Comincia così una storia intricata, fatta di misteri e soprattutto di bugie, che vede coinvolta la nostra diplomazia e, manco a dirlo, i nostri servizi segreti. Misteri d’Italia
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“ Hezbollah minaccia di morte i giornalisti libanesi che pubblicheranno notizie sul coinvolgimento del movimento sciita nell’omicidio dell’ex premier libanese Rafic Hariri. Si tratta di un atto gravissimo, che aggiunge violenza a violenza e colpisce alla base i fondamenti della democrazia della Repubblica Libanese. Un atto che richiede una risposta immediata e decisa da parte dell’ ONU e di tutte le associazioni per la liberta’ di stampa “. Questo l’inizio del comunicato diffuso dall’Esecutivo di ISF ( Information Safety and Freedom ) associazione internazionale per la liberta’ di stampa. “ La minaccia – spiega il comunicato di ISF – era contenuta in un articolo pubblicato ieri dal giornale Al-Akhbar, vicino al movimento Hezbollah, che riferiva quanto segue :` Un responsabile di sicurezza ha consigliato a alcuni giornalisti di non pubblicare quel che filtra di fatti che riguardano l’inchiesta internazionale sull’assassinio dell’ex primo ministro Rafiq Hariri, in particolare quelli che puntano il dito su un eventuale coinvolgimento di membri di Hezbollah. Questo responsabile giustifica i suoi consigli dicendo che il gruppo perseguitato (cioe di hezb) e’ in grado di raggiungere tutti e di uccidere chiunque si occupa di questo dossier `.“ In Libano – conclude la nota di ISF – la pratica di minacciare e uccidere i giornalisti ha provocato negli anni un lungo elenco di colleghi caduti a causa della propria onesta’ e del proprio impegno professionale. Minacce di questo tipo vanno quibdi lette nel loro significato letterale, partendo dal presupposto che potranno essere messe tragicamente in pratica. La Comunita’ internazionale e quella dei giornalisti non puo’ assistere imbelle al protrarsi di una pratica barbara di questo genere e devono immediatamente intervenire a tutela dei collega libanesi e della stessa democrazia di quel Paese “.
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