Sembra un fotomontaggio, invece è una foto assolutamente autentica che ho catturato un'ora fa in pieno centro. Una chiesa cristiana e una moschea vicinissime, quasi attaccate, immagine simbolica di una convivenza difficile ma possibile. In Libano succede. Una vicinanza che avevo già scoperto in Sri Lanka e che, onestamente, non mi aspettavo di trovare qui. L'ho scelta in una giornata piuttosto turbolenta per Beirut. All'alba, tre granate hanno sfiorato la sede delle Nazioni Unite e non è stato preso come un buon segno, anche se ancora non si capisce a chi (e perchè) era destinato quello che evidentemente è un messaggio. Nel pomeriggio era in programma un comizio del generale Aoun, ultimo eroe della guerra civile libanese e dichiaratamente ora in appoggio del partito di Dio. Ufficialmente per la pioggia, la manifestazione è stata annullata e ridotta a una piccola conferenza stampa. Insomma, la politica torna a parlare (forse) attraverso le bombe e questo non piace a nessuno. Specie perchè sente sulla pelle che la tregua è fragilissima. Beirut, 15 ottobre 2006
Insieme si può
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini.