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Beirut è un Titanic che alla fine non affonda: la sua orchestra suona, i passeggeri danzano, la morte è vicina ma sembra che non debba arrivare mai. Quando nel 2006 le bombe israeliane dilaniavano centinaia di persone nel Sud sciita di Beirut, nei locali notturni di Achrafiyé e Hamra la gente ballava fino all’alba e i tappi di Krug saltavano allegramente. Tanto col rumore delle esplosioni non si riusciva a dormire. Un miscuglio di gioia e disperazione che si alimentano del loro contrasto. La guerra, con Israele o quella civile, è sempre lì che cova sotto la cenere: martedì scorso un incidente di confine è sembrato per un attimo riportare gli orologi al tempo della paura. Ma è stato un istante, poi le luci della notte si sono riaccese e la vita notturna è cominciata scintillante come sempre. Claudio Gallo per “La Stampa”


