Filed under: libano
Dicono che tutto sia (ri)cominciato con lo sdradicamento di alberi. Non conosco naturalmente la verità, anche perchè la storia (violenta) tra israeliani e libanesi offre sempre versioni diametralmente opposte. Ho passato un mese intorno a quel confine e so però per certo che le provocazioni sono continue. Quando c’ero io, subito dopo la fine della guerra del 2006, una sera sì e una sera no gli israeliani di notte piazzavano il filo spinato in pieno territorio libanese, come ad appropriarsi di un pezzo di spazio, salvo poi vederselo togliere dai militari dell’Unifil il mattino dopo (per non parlare del sorvolo dei caccia). Come in tutti i conflitti la verità è nascosta dalle bugie e dunque c’è solo da augurarsi che stavola si sia trattato solo di una scellerata parentesi, subito chiusa. I motivi per spingere sulla pace sono tanti, oltre a quello umanitario. Una nuova esplosione da quelle parti potrebbe risultare catastrofica e portare a sanguinose ripercussioni globali. A livello personale poi il dolore sarebbe grande. Ricordo il Libano come una terra da sogno, Beirut una capitale da mozzare il fiato. Indimenticabile il viaggio a sud dov’è possibile calpestare la storia del mondo. Tiro, città fenicia punto di partenza della civiltà mediterranea. Sarebbe il caso che ce ne ricordassimo, talvolta. Conservo tante immagini di quella trasferta, soprattutto una che vi offro come auspicio: sembra un fotomontaggio ma invece è reale. In una via del centro di Beirut una chiesa cristiana e una moschea attaccate. Nella stessa strada ci sono anche una sinagoga e un tempio buddista. Segno che le religioni non dividono. Le divisioni ce le inventiamo noi.
Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese
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Bel articolo, vorrei ricordare che questa bellissima co-abitazione tra chiesa e moschea non è avvenuta senza sacrifici; sociali, culturali e tristemente di vite umane. Il mio messagio è che senza pace niente è possibile e che l’oddio e l’intolleranza sono il peggiore enemico di ogni società o comunità. La storia deve servire per il presente e il futuro l’oddio è inutile solo can la tolleranza e la pace che il mondo va avanti, tanto alla fine tutti noi cerchiamo la stessa fine, la pace e la gioia eterna in Dio. Grazie di darci la possibilità d’espressione, saluti.
Commento di Michel dicembre 9, 2010 @ 10:18 am