Beirut & dintorni


Sì, insieme si può
agosto 3, 2010, 11:26 pm
Filed under: libano

Dicono che tutto sia (ri)cominciato con lo sdradicamento di alberi. Non conosco naturalmente la verità, anche perchè la storia (violenta) tra israeliani e libanesi offre sempre versioni diametralmente opposte. Ho passato un mese intorno a quel confine e so però per certo che le provocazioni sono continue. Quando c’ero io, subito dopo la fine della guerra del 2006, una sera sì e una sera no gli israeliani di notte piazzavano il filo spinato in pieno territorio libanese, come ad appropriarsi di un pezzo di spazio, salvo poi vederselo togliere dai militari dell’Unifil il mattino dopo (per non parlare del sorvolo dei caccia). Come in tutti i conflitti la verità è nascosta dalle bugie e dunque c’è solo da augurarsi che stavola si sia trattato solo di una scellerata parentesi, subito chiusa. I motivi per spingere sulla pace sono tanti, oltre a quello umanitario. Una nuova esplosione da quelle parti potrebbe risultare catastrofica e portare a sanguinose ripercussioni globali. A livello personale poi il dolore sarebbe grande. Ricordo il Libano come una terra da sogno, Beirut una capitale da mozzare il fiato. Indimenticabile il viaggio a sud dov’è possibile calpestare la storia del mondo. Tiro, città fenicia punto di partenza della civiltà mediterranea. Sarebbe il caso che ce ne ricordassimo, talvolta. Conservo tante immagini di quella trasferta, soprattutto una che vi offro come auspicio: sembra un  fotomontaggio ma invece è reale. In una via del centro di Beirut una chiesa cristiana e una moschea attaccate. Nella stessa strada ci sono anche una sinagoga e un tempio buddista. Segno che le religioni non dividono. Le divisioni ce le inventiamo noi.

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese



Nuovi scontri al confine. Morto anche un giornalista libanese. Ridotta la presenza militare italiana
agosto 3, 2010, 12:05 pm
Filed under: guerra, Uncategorized

Sono le prime vittime militari dalla guerra tra Israele ed Hezbollah dal 2006. Tre soldati libanesi sono morti negli scontri a fuoco tra l’esercito del Paese dei Cedri e quello israeliano nella zona di Adaisse. Tra le vittime ci sono anche un giornalista libanese e – secondo quanto riferisce la tv degli Hezbollah, al-Manar – anche un ufficiale israeliano (quest’ultima notizia non è stata però confermata da altre fonti). Tutto sarebbe cominciato quando alcuni militari israeliani hanno sconfinato, secondo le forze di sicurezza libanesi, per abbattere uno o più alberi. È ancora da verificare la notizia, smentita dalla polizia israeliana, di due razzi lanciati dal Libano sul nord di Israele. In ogni caso, i soldati israeliani hanno lanciato quattro razzi contro una postazione di soldati libanesi, colpendo però il vicino villaggio di Adaysseh. Caccia ed elicotteri hanno poi bombardato anche alcune postazioni dell’esercito libanese nei pressi della cittadina di Taybe, nel settore orientale della Linea Blu.Il giornalista libanese morto è Assaf Abu Rahhal del quotidiano al Akhbar, vicino alle posizioni del movimento sciita libanese Hezbollah. Il reporter era stato ricoverato nel vicino ospedale di Marjuyun, ma è deceduto in seguito alle ferite riportate dopo – sembra – essere stato colpito da schegge di un proiettile di mortaio. segue Abu Rahal, 55, corrispondente dal sud del Libano per Al-Akhbar. Era sposato e aveva tre figli.

Adaisse è una località libanese nel settore centrale del confine. Il sud del Libano dall’autunno del 2006 è pattugliato da oltre 10.000 caschi blu della missione Onu (Unifil), di cui fanno parte circa 2.000 italiani . La Farnesina ha fatto subito sapere che non ci sono militari italiani coinvolti negli scontri. In zona si trova un contingente spagnolo.

Convertito in legge il decreto del Governo sulle missioni italiane all’estero. Il sì arriva dal Senato. E definisce cifre e durata del nostro impegno nelle missioni internazionali: 1.350 milioni di euro fino al prossimo 31 dicembre. (…) Il contingente militare italiano della missione Unifil nel sud del Libano è stato ulteriormente ridotto a 1.780 unità, anche in conseguenza del fatto che, il 28 gennaio 2010, il comando della missione, esercitato dall’Italia dal febbraio 2007, è stato assegnato alla Spagna. Il totale degli oneri della missione è stato fissato in oltre 118 milioni, di cui 62 milioni per le spese di personale e quasi 56 milioni per spese di funzionamento. fonte




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