Beirut & dintorni


Le notti di Beirut
agosto 7, 2010, 11:56 am
Filed under: libano

Beirut è un Titanic che alla fine non affonda: la sua orchestra suona, i passeggeri danzano, la morte è vicina ma sembra che non debba arrivare mai. Quando nel 2006 le bombe israeliane dilaniavano centinaia di persone nel Sud sciita di Beirut, nei locali notturni di Achrafiyé e Hamra la gente ballava fino all’alba e i tappi di Krug saltavano allegramente. Tanto col rumore delle esplosioni non si riusciva a dormire. Un miscuglio di gioia e disperazione che si alimentano del loro contrasto. La guerra, con Israele o quella civile, è sempre lì che cova sotto la cenere: martedì scorso un incidente di confine è sembrato per un attimo riportare gli orologi al tempo della paura. Ma è stato un istante, poi le luci della notte si sono riaccese e la vita notturna è cominciata scintillante come sempre.  Claudio Gallo per “La Stampa”



I fantasmi della linea blu
agosto 4, 2010, 4:17 pm
Filed under: opinioni

È probabile che la violenta sparatoria scatenatasi ieri tra le truppe libanesi e quelle israeliane sul confine tra i due paesi, con un bilancio di quattro morti (tre di nazionalità libanese e un ufficiale israeliano) non porti in tempi brevi ad una terza guerra del Libano. Il governo di Beirut non ha alcun interesse ad un conflitto con Israele. E a Gerusalemme il governo Netanyahu si trova al momento con altre e più intricate matasse da sbrogliare che non l’eventualità d’una guerra in Libano. Dove, tra l’altro, incontrerebbe sulla strada tra la frontiera e il fiume Litani 10.000 uomini della forza internazionale Unifil inviata nella zona, quattro anni fa, dalle Nazioni Unite. E infatti, la maggior parte dei primi commenti a caldo dopo gli scontri di ieri, sembrano orientati a definirli un incidente per ora isolato. Ma gli scambi d’artiglieria sulla “Linea Blu” (come si chiama la frontiera fissata dall’Onu tra Israele e il Libano), appaiono tuttavia preoccupanti. Essi sono giunti infatti dopo quattro giorni di eventi inattesi e sinora inspiegabili. I razzi Katyusha caduti sabato scorso su Ashkelon e Sderot nel Sinai israeliano, e i missili che domenica hanno colpito Eilat in Israele e Akaba in Giordania. Da dove siano partite quelle bordate, è ancora da stabilire. Hamas, che sulle prime era parsa responsabile di quel fuoco d’artiglieria a distanza, ha negato qualsiasi suo coinvolgimento: e la smentita è stata ritenuta, anche in Israele, credibile. Chi altro, dunque, può aver sparato nello scorso week end sul sud del Sinai e sui due porti del Mar Rosso affollati di turisti? Sandro Viola La Repubblica



Sì, insieme si può
agosto 3, 2010, 11:26 pm
Filed under: libano

Dicono che tutto sia (ri)cominciato con lo sdradicamento di alberi. Non conosco naturalmente la verità, anche perchè la storia (violenta) tra israeliani e libanesi offre sempre versioni diametralmente opposte. Ho passato un mese intorno a quel confine e so però per certo che le provocazioni sono continue. Quando c’ero io, subito dopo la fine della guerra del 2006, una sera sì e una sera no gli israeliani di notte piazzavano il filo spinato in pieno territorio libanese, come ad appropriarsi di un pezzo di spazio, salvo poi vederselo togliere dai militari dell’Unifil il mattino dopo (per non parlare del sorvolo dei caccia). Come in tutti i conflitti la verità è nascosta dalle bugie e dunque c’è solo da augurarsi che stavola si sia trattato solo di una scellerata parentesi, subito chiusa. I motivi per spingere sulla pace sono tanti, oltre a quello umanitario. Una nuova esplosione da quelle parti potrebbe risultare catastrofica e portare a sanguinose ripercussioni globali. A livello personale poi il dolore sarebbe grande. Ricordo il Libano come una terra da sogno, Beirut una capitale da mozzare il fiato. Indimenticabile il viaggio a sud dov’è possibile calpestare la storia del mondo. Tiro, città fenicia punto di partenza della civiltà mediterranea. Sarebbe il caso che ce ne ricordassimo, talvolta. Conservo tante immagini di quella trasferta, soprattutto una che vi offro come auspicio: sembra un  fotomontaggio ma invece è reale. In una via del centro di Beirut una chiesa cristiana e una moschea attaccate. Nella stessa strada ci sono anche una sinagoga e un tempio buddista. Segno che le religioni non dividono. Le divisioni ce le inventiamo noi.

Sogno di vivere in un mondo senza frontiere e senza paure dove la guerra è un ricordo di un vecchio passato. Sogno di vivere in un mondo dove non esistono bombe né kamikaze, dove una madre non versa lacrime sul viso insanguinato di un neonato. Sogno di vivere in un mondo dove gialli neri bianchi e rossi si tengono tutti per mano, dove cristiani musulmani ed ebrei pregano nello stesso luogo, illuminati dalla stessa luce che irradia tutti i giorni i cuori dei bambini. Hafez Haidar, scrittore libanese



Nuovi scontri al confine. Morto anche un giornalista libanese. Ridotta la presenza militare italiana
agosto 3, 2010, 12:05 pm
Filed under: guerra, Uncategorized

Sono le prime vittime militari dalla guerra tra Israele ed Hezbollah dal 2006. Tre soldati libanesi sono morti negli scontri a fuoco tra l’esercito del Paese dei Cedri e quello israeliano nella zona di Adaisse. Tra le vittime ci sono anche un giornalista libanese e – secondo quanto riferisce la tv degli Hezbollah, al-Manar – anche un ufficiale israeliano (quest’ultima notizia non è stata però confermata da altre fonti). Tutto sarebbe cominciato quando alcuni militari israeliani hanno sconfinato, secondo le forze di sicurezza libanesi, per abbattere uno o più alberi. È ancora da verificare la notizia, smentita dalla polizia israeliana, di due razzi lanciati dal Libano sul nord di Israele. In ogni caso, i soldati israeliani hanno lanciato quattro razzi contro una postazione di soldati libanesi, colpendo però il vicino villaggio di Adaysseh. Caccia ed elicotteri hanno poi bombardato anche alcune postazioni dell’esercito libanese nei pressi della cittadina di Taybe, nel settore orientale della Linea Blu.Il giornalista libanese morto è Assaf Abu Rahhal del quotidiano al Akhbar, vicino alle posizioni del movimento sciita libanese Hezbollah. Il reporter era stato ricoverato nel vicino ospedale di Marjuyun, ma è deceduto in seguito alle ferite riportate dopo – sembra – essere stato colpito da schegge di un proiettile di mortaio. segue Abu Rahal, 55, corrispondente dal sud del Libano per Al-Akhbar. Era sposato e aveva tre figli.

Adaisse è una località libanese nel settore centrale del confine. Il sud del Libano dall’autunno del 2006 è pattugliato da oltre 10.000 caschi blu della missione Onu (Unifil), di cui fanno parte circa 2.000 italiani . La Farnesina ha fatto subito sapere che non ci sono militari italiani coinvolti negli scontri. In zona si trova un contingente spagnolo.

Convertito in legge il decreto del Governo sulle missioni italiane all’estero. Il sì arriva dal Senato. E definisce cifre e durata del nostro impegno nelle missioni internazionali: 1.350 milioni di euro fino al prossimo 31 dicembre. (…) Il contingente militare italiano della missione Unifil nel sud del Libano è stato ulteriormente ridotto a 1.780 unità, anche in conseguenza del fatto che, il 28 gennaio 2010, il comando della missione, esercitato dall’Italia dal febbraio 2007, è stato assegnato alla Spagna. Il totale degli oneri della missione è stato fissato in oltre 118 milioni, di cui 62 milioni per le spese di personale e quasi 56 milioni per spese di funzionamento. fonte



Torna altissima la tensione
agosto 2, 2010, 3:36 pm
Filed under: palestina

Razzi palestinesi contro le città israeliane e raid dello Stato Ebraico contro le postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza: torna altissima la tensione in Medio Oriente. Il bilancio è di due morti e decine di feriti. Le vittime sono Issa al-Batran, capo dell’ala militare di Hamas, deceduto in un’esplosione avvenuta nel campo profughi di Nuseirat, a sud di Gaza City, e una delle persone colpite da un razzo piovuto sulla città giordana di Aqaba (altre tre persone sono rimaste ferite).





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