Archive for Dicembre 2007
“Noi donne hezbollah”

Queste forze, ha aggiunto, “hanno deciso di gettarsi nel crogiuolo dell’America, che con lo slogan della lotta al terrorismo vuole isolare l’Iran e la Siria perché si oppongono all’occupazione israeliana”. (Quanto al ruolo della donna nel partito di Hezbollah, la direttrice della televisione Al-Manar ha affermato che la sua posizione “è inferiore rispetto a quanto si merita per quel che fa. Noi donne siamo state impegnate, e continuamo a esserlo, nella difesa della nostra patria. Nel giro di 15 anni abbiamo vissuto tre guerre israeliane in Libano e la donna ha sempre dato il suo contributo in tutti gli ambiti. Ci sono organizzazioni femminili che lavorano nelle situazioni d’emergenza, che aiutano i profughi”. Ancora, ha spiegato la Mazboudi, “la partecipazione della donna nelle istituzioni educative è molto importante e anche nella tv Al-Manar abbiamo delle registe, delle produttrici e delle presentatrici donne”. Inoltre, prosegue la rappresentante di Hezbollah, ”le nostre donne hanno partecipato anche alle ultime elezioni amministrative. Esiste poi il Consiglio Islamico Femminile, un’organizzazione interna a Hezbollah solo per donne che si occupa di migliorare la condizione femminile e di far conoscere le sue problematiche. Vi è poi una rappresentante donna nel Consiglio politico di Hezbollah”. Inoltre, ha sottolineato, “si parla della possibilità di candidare delle donne di Hezbollah alle prossime elezioni parlamentari”. In generale, quindi, “la situazione è in via di sviluppo. Noi come donne libanesi di Hezbollah teniamo a partecipare a tutti gli ambiti della politica e riscontriamo una buona disposizione da parte dei nostri leader religiosi e politici”.
Per quel che riguarda il modo di conciliare la libertà di stampa con l’informazione politica, la Mazboudi si è detta convinta che “tutti i media hanno una loro linea politica, non esistono mezzi di informazione assolutamente obiettivi. La nostra è quella del sostegno a tutte le forme di resistenza contro le occupazioni: quella israeliana in Libano e Palestina e quella americana in Iraq. Ci concentriamo quindi sulle notizie relative ai progetti americani nella regione e sui mezzi per opporvisi”. La direttrice televisiva ha spiegato che Al-Manar “ha pagato il prezzo” di questa scelta, ad esempio “quando ci è stato impedito di coprire l’Europa attraverso i satelliti, in particolare il problema insorto con la Francia”. In quell’occasione, ha ricordato, “ci accusavano di incitare il popolo palestinese all’Intifada. Noi rispondevamo loro che a spingerli era l’ingiustizia di cui erano vittime. Noi non inventiamo le notizie e i soprusi, ma li riferiamo, ci concentriamo su di essi, rispetto ai media occidentali che invece non vi prestano attenzione”, ha concluso. Adnkronos Le rovine di Al Manar
Sale la tensione

Tensione alta in Libano, un checkpoint italiano a Beirut e (sotto) soldati libanesi in pattuglia.
Ancora un attentato
Un’autobomba è esplosa stamani alla periferia est di Beirut, provocando almeno quattro morti e decine di feriti. Il comandante delle operazioni dell’esercito libanese, generale Francois Hajj, è stato ucciso nell’attentato. Nell’esplosione il corpo di al-Hajj è stato proiettato al di fuori del veicolo e ritrovato a più di cento metri di distanza nella sottostante scarpata. Per una macabra ironia della sorte, il corpo di al-Hajj è finito in un grande cratere provocato da una delle bombe sganciate dai caccia F-16 israeliani durante la guerra del luglio-agosto 2006 contro Hezbollah.
Questo mondo senza pace continua ad esplodere, dappertutto. Ci sono posti lontani dove è più difficile metabolizzare, ci sono posti invece così vicini, come il Libano, che quasi ti sembra di sentire lo scoppio. Conosco bene il quartiere dove quattro persone, compreso un generale, stamattina sono saltate in aria. Un posto già ferito. Conosco e amo Beirut, una delle città più gradevoli del mondo, ancora alle prese con la morte. Tremo al pensiero che il conflitto possa allargarsi al sud, dove anche i nostri militari hanno il compito importante di “imporre” la pace. La pace, sempre più una parola rara. Le rovine di Beirut