Archive for Ottobre 2007
“Hezbollah sempre più forti”
Le milizie sciite libanesi di Hezbollah hanno «ricostituito e persino aumentato la loro capacità militare» dalla fine della guerra con Israele nell’agosto 2006, una situazione «profondamente sconcertante e in piena contraddizione» con la risoluzione 1701, che prevede il disarmo e la piena conversione in partito politico di Hezbollah oltre che il monitoraggio del cessate il fuoco da parte dell’esercito libanese assistito dai Caschi blu della missione Unifil 2.. Lo afferma un rapporto del Consiglio di sicurezza dell’Onu sul Libano, controfirmato dal segretario generale Ban Ki-moon che in pratica certifica il fallimento della missione sui progressi nella pacificazione dell’area. Secondo il rapporto Onu, la forza militare di Hezbollah sarebbe attualmente paragonabile al periodo precedente alla guerra del luglio-agosto 2006, terminata con il cessate il fuoco imposto dal Consiglio di sicurezza il 14 agosto dello scorso anno. Il rapporto contiene un appello al dialogo fra le forze politiche libanesi per una conferma dell’impegno comune al disarmo. «Mi aspetto anche una cooperazione inequivocabile di tutte le parti della regione che hanno la capacità di sostenere un processo simile, e più precisamente della Siria e dell’Iran», dice Ban Ki-moon, «le quali che mantengono stretti legami con Hezbollah». Il rapporto riferisce anche che «la maggior parte dei partiti politici» in Libano sono preparati a un ulteriore deterioramento della situazione dopo gli ultimi omicidi di personalità politiche libanesi. «Il riarmo e l’addestramento militare contravvengono direttamente» anche i contenuti della precedente risoluzione 1559, «che chiede il disarmo e lo smantellamento di ogni milizia libanese e non libanese», si legge nel rapporto. Al tempo testo è contenuta la richiesta diretta a Damasco di una «cooperazione per il rispetto del cessate il fuoco e dell’integrità territoriale, della sovranità e dell’indipendenza politica» del Libano.
“Fermare il riarmo”
New York – Ban Ki-moon chiede che il Libano fermi il riarmo. “E’ inquietante – scrive il segretario generale dell’Onu – constatare che la maggior parte delle parti politiche sembrano prepararsi all’eventualita’ di un nuovo peggioramento della situazione”.
La missione italiana
“Le Forze armate, con il loro impegno straordinario, e la politica lavorano insieme per la pace e la stabilità di un Paese amico”, ma allo stesso tempo, per la sicurezza dell’Italia “legata in modo vitale alla stabilità e alla pace nel Mediterraneo”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema incontrando, a Marakah in Libano i militari del contingente italiano. “State facendo bene, malgrado le minacce di cui siamo consapevoli, ma il nostro compito è garantirvi le spalle coperte, fare in modo che le Forze armate possano contare sull’Italia, sui mezzi che sono necessari, sul quel sentimento di ammirazione e sostegno di tutto il popolo italiano”. Lo ha detto il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema rivolgendosi ai militari della base di Marakah, dove si trova il maggior numero di italiani impegnati nella missione Unifil.
La bonifica
L’Agenzia Onu per lo sminamento (Un-Macc) ha dichiarato che la bonifica dei 38 milioni di metri quadrati del sud del Libano dalle bombe a grappolo dovrà concludersi entro il 2008. In precedenza il direttore dell’Un-Macc Chris Clark aveva detto che il lavoro si sarebbe potuto terminare entro la fine del 2007, ma alcuni fattori esterni avrebbero reso necessario un allungamento dei tempi; “prima di tutto – ha spiegato alla stampa la portavoce dell’Agenzia Dalia farran – il rifiuto israeliano di fornirci le mappe dei luoghi bombardati con bombe a grappolo”. Durante il conflitto dell’estate 2006 contro il movimento islamico sciita Hezbollah, Israele avrebbe lanciato sul Libano circa 4 milioni di bombe a grappolo, al ritmo di 3-6 mila al giorno.
Esplosione in una scuola
Una bambina di appena 4 anni e’ rimasta gravemente ferita a causa di una violenta esplisione avvenuta in una scuola di Tripoli, la citta’ portuale nel Libano settentrionale teatro per settimane del sanguinoso assedio al campo profughi palestinese di Nahr al-Bared, dove si erano asserragliati miliziani del gruppo ultra-radicale Fatah al-Islam. Nell’edificio scolastico, situato nel sobborgo di Dahr es-Salam, in realta’ non si tengono da tempo le lezioni, essendovi ospitati una parte dei civili fuggiti dalla baraccopoli per sottrarsi ai combattimenti. Ricoverata in ospedale, secondo fonti della forze di sicurezza libanesi la piccola avrebbe perso alcune dita; le sue condizioni generali sono giudicate preoccupanti dai medici. Lo scoppio sarebbe stato causato da un candelotto di dinamite, forse rimasto dall’epoca degli scontri tra truppe governative e guerriglieri ultra-fondamentalisti.
Vivere tra le macerie

Beirut, ottobbre 2006. Foto di Pino Scaccia
Vista sul disastro

Una famiglia di rifugiati palestinesi prende con filosofia la distruzione del proprio appartamento e saluta dalla casa sventrata. Siamo in Libano, nel campo profughi di Nahr al-Bared. Dopo una battaglia di 15 settimane tra l’esercito libanese e le milizie islamiche, questo è quanto rimane di gran parte delle case.