Archive for Agosto 2007
Missili

L’effetto di un missile in un campo profughi, oggi.
La battaglia di Nahr al-Bared
A tre mesi esatti dall’inizio degli scontri con membri del gruppo integralista Fatah al-Islam nel campo profughi palestinesi di Nahr al-Bared, nel nord del Paese, l’esercito libanese è ricorso oggi per la prima volta all’uso di bombe da 400 kg, lanciate dai nuovi elicotteri americani Bell, ciascuna capace di radere al suolo quattro edifici, ma ciò nonostante i miliziani continuano a resistere, trincerati in un “perimetro di poche centinaia di metri”. In 90 giorni, 139 soldati governativi sono morti negli scontri, mentre non si hanno cifre esatte dei miliziani uccisi, ma la stampa locale parla di “almeno 70 combattenti” irriducibili ancora operativi nel campo, “nascosti nei cunicoli sotterranei e in alcuni edifici collegati fra loro”. Dopo aver introdotto qualche giorno fa l’uso di bombe da 250 chilogrammi, sganciate dagli elicotteri francesi Gazelle e in grado di far crollare in un colpo solo un intero edificio, per “stanare i miliziani” l’esercito ha da oggi iniziato a usare ordigni quasi due volte più potenti e con un raggio distruttivo cinque volte più ampio. “Dopo i bombardamenti con l’artiglieria e l’ingresso delle truppe di terra nel cuore del campo, avevamo previsto l’uso di potenti ordigni lanciati dagli elicotteri”, spiega, a condizione di anonimato, un alto ufficiale delle forze speciali dell’esercito libanese al settimanale francofono di Beirut, Le Magazine. Ansa
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Il massacro di Sabra and Shatila

WorldPressPhoto: Robin Moyer (Usa), Black Star for Time. Sabra and Shatila (Libano), 18 settembre 1982. Massacro di palestinesi in un campo profughi.
Venticinque anni fa, tra il 16 ed il 18 settembre 1982, il popolo di Palestina ed il mondo intero, furono colpiti da un orrendo crimine: i sanguinosi massacri dei campi profughi di Sabra e Shatila a Beirut, in Libano.A Sabra e Shatila, abitavano migliaia di rifugiati palestinesi cacciati dalla Palestina nel 1948 durante l’occupazione Sionista delle loro case e delle loro terre. Furono circondati e rinchiusi durante l’aggressione Sionista e l’occupazione di Beirut. Noi ora leviamo le nostre voci in onore di quei nostri martiri che morirono lottando per la nostra libertà nei campi di Sabra e Shatila e per la loro continua dedizione per la giustizia e la libertà. Le forze Sioniste, sotto il comando di Ariel Sharon, prima ministro della difesa ed oggi primo ministro dello stato Sionista, hanno accerchiato i campi ormai svuotati dai combattenti della resistenza e abitati soprattutto da donne e bambini palestinesi e libanesi. A questo punto, Sharon ha ordinato l’entrata a Sabra e Shatila delle Forze libanesi, una milizia di falangisti di destra con stretti legami con gli occupanti Sionisti, e l’Esercito del Libano del Sud, l’esercito manovrato dell’entità Sionista in Libano. Per i due giorni che sono seguiti, aiutati dall’illuminazione dei razzi notturni e da altri appoggi dell’esercito Sionista che circondava i campi, queste milizie hanno torturato, stuprato ed assassinato migliaia di rifugiati palestinesi, con la piena approvazione ed appoggio degli invasori Sionisti. Il sangue di migliaia di rifugiati palestinesi dei campi di Sabra e Shatila è rimasto impresso sulle mani di Ariel Sharon, che continua tutt’oggi il suo brutale massacro di palestinesi. segue
Grappoli di morte
Un anno fa aveva inizio in Libano il cruento conflitto tra milizie Hezbollah ed Israele. Un conflitto rapido ma aspro che ha lasciato una tragica eredità di guerra: le cluster bombs. Le cluster bombs (submunizioni a grappolo) sono armi da guerra che uccidono e feriscono migliaia di civili innocenti, sia al momento del loro utilizzo che nei mesi ed anni successivi, a causa della contaminazione da ordigni inesplosi che lasciano dietro di sé. Il loro uso continua a sfidare principi consolidati del diritto internazionale umanitario. Per i loro effetti indiscriminati, una volta rimaste inesplose sul terreno sono assimilabili alle mine antipersona. Secondo fonti delle Nazioni Unite e UNMAC (United Nation Mine Action Center), il sud del Libano è contaminato da circa 1milione di cluster inesplose. Esse si trovano sui campi, sugli alberi, dentro i cortili delle case, per le strade. Da una recente ricerca di Handicap International “Circle of impact”, emergono dei dati incontrovertibili sulla pericolosità presente e futura delle cluster bombs per i civili: nel sud del Libano, quasi il 90% delle terre utilizzate per la coltivazione e la pastorizia è contaminata da bombe cluster. Dallo scorso agosto, i dati riportati da UNMAC Libano hanno segnalato circa 900 incidenti dovuti alle cluster bombs e il territorio affetto da questi ordigni ammonta a 36.644.875 mq. Dalla fine del conflitto ci sono state 203 vittime, il 36% bambini e ragazzi sotto i 18 anni. Oltre alle vittime civili si sono verificati 33 incidenti a sminatori, di cui 8 mortali. Il Libano è forse solo la punta dell’iceberg del problema delle munizioni cluster. Numerosi altri paesi ne sono affetti come Afghanistan, Bosnia, Cambogia, Croazia, Iraq, Laos, Vietnam. Un anno fa, in Libano
La vittoria di Aoun
Formalmente si trattava di una semplice elezione suppletiva per sostituire due deputati anti-siriani assassinati nei mesi scorsi. Nei fatti quello tenuto domenica a Beirut è stato un test affidabile sullo stato di salute della maggioranza e dell’opposizione libanese in vista dell’elezione del mese prossimo del nuovo presidente. A Beirut ovest il seggio occupato dal sunnita Walid Eido, ucciso da un’auto-bomba a giugno, è andato – come previsto – al candidato filo-governativo Mohammad Amin Itani. Il vero scontro, tuttavia, si è giocato nel distretto cristiano-maronita del Metn, a nord della capitale, dove Camille Khoury, candidato dell’opposizione filo-siriana guidata da Michel Aoun, ha battuto Amin Gemayel, leader del governativo Partito falangista e figlio del ministro dell’Industria Pierre, assassinato a novembre. Il risultato (soli 400 voti di differenza a favore di Khoury, +0,5 per cento) non è di poco conto se si pensa che – stando alla Costituzione libanese di inizio Novecento – proprio all’interno della comunità cristiana dovrà essere scelto il nuovo presidente della Repubblica. E proprio Aoun e Gemayel si fronteggeranno in Parlamento il mese prossimo per la successione all’attuale presidente Emile Lahud. OsservatorioIraq
