Beirut

Viaggio in Libano

Archive for Aprile 2007

Attacco al Libano senza un piano

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Errori e mancanze. Sono le accuse che la commissione d’inchiesta sulla guerra in Libano ha mosso nei confronti del primo ministro israeliano Ehud Olmert, del ministro della Difesa Amir Peretz e del capo di stato maggiore generale Dan Halutz. Secondo il rapporto preliminare, Olmert, un sindacalista a digiuno di nozioni militari, si sarebbe lasciato influenzare dallo stato maggiore militare israeliano, mentre le forze armate avrebbero sottostimato l’impatto del lancio di 4 mila razzi da parte delle milizie sciita libanesi di Hezbollha, che la scorsa estate costrinsero circa un milione di israeliani a entrare nei rifugi antiaerei. Inoltre l’esercito non ha saputo annientare l’apparato militare di Hezbollah. Per la commissione Olmert non aveva «piani ben collaudati» prima dell’attacco al Libano. «Agli errori e alle mancanze» sarà posto rimedio, ha replicato l’ufficio di Olmert alle prime conclusioni del rapporto preliminare. Israele ammette la sconfitta

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Aprile 30, 2007 alle 4:20 pm

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C’è ancora molto da ricostruire

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Aprile 21, 2007 alle 11:52 pm

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Gli angeli

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La Fondazione Luchetta ha risposto all’appello dei nostri soldati in Libano e ha inviato i propri volontari per impostare un programma di aiuti. Nel corso di tre brevi missioni il dott. Andolina ha preso contatti con i soldati del CIMIC (collaborazione militare-civile).I probemi sanitari del sud del Libano aggravati dalla guerra dell’estate ‘06 son gravi e complessi.Nei paesini del sud, i militari italiani gestiscono degli ambulatori “volanti” per visitare adulti e bambini di famiglie che non possono permettersi di pagare un medico. In questi ambulatori Andolina ha lavorato come pediatra visitando decine di bambini al giorno. Con i soldi della Fondazione ha riempito di antibiotici e antipiretici gli armadi di questi ambulatori.Sperabilmente in futuro altri medici del Burlo e di altri ospedali della Regione andranno a turno a supportare questa attività.Vicino alla base di Tibnin dove sta il grosso del nostro esercito c’è il paese di Qana, che sarà ricordato per sempre per essere stato duemila anni fa la sede delle nozze in cui Gesù ha trasformato l’acqua in vino, e purtroppo anche per una strage di bambini colpiti da una bomba israeliana.In questo paese c’è una struttura ospedaliera inutilizata da anni per mancanza di fondi; proprio in questi giorni con un finanziamento della Fondazione i nostri soldati hanno iniziato le opere le ristrutturazione del’edificio.Se i paesini del Libano colpiti alla guerra soffrono di infiniti problemi, i campi profughi palestinesi rappresentano l’inferno in terra. Fondazione Luchetta

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Aprile 21, 2007 alle 11:51 pm

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L’arte di Maria

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L’artista libanese Maria Sarkis davanti ad alcuni suoi dipinti in mostra a Beirut, in Libano, durante l’esposizione. Le sue opere fanno discutere, ma l’hanno resa molto popolare. Il nome della mostra – che tiene insieme alla collega Nayla Karan – è “Erotica”.

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Aprile 16, 2007 alle 1:29 pm

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La torre farcita

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 Gennaio 1995: dopo aver avuto l’incarico di venditore estero per la vendita di un particolare prodotto, vengo avvisata che a maggio mi devo recare a Beirut, Libano in quanto la nostra Società ha deciso di partecipare con il proprio stand, ad una importante fiera. Opportunità assolutamente da non lasciarsi scappare, visto la futura ricostruzione del Paese dopo la guerra ed essendo il Libano un cliente “storico”. Dentro di me un po’ di emozione (la mia prima volta in Medio Oriente) ma anche un po’ di paura per una guerra che secondo me, malgrado le apparenze e le informazioni copiosamente filtrate dai media, non aveva nessuna voglia di finire…… Dopo aver rimandato il viaggio di 3 settimane, per motivi di sicurezza, finalmente arriva il fax dell’Ambasciata che riporta :” informiamo che la Fiera XY si svolgerà regolarmente dal XY al XY giugno, in quanto le ostilità sono cessate”. Tutto pronto: passaporto e visto ok. Finalmente si parte. Milano-Beirut : 4 ore di scalo ad Atene. Dopo 16 ore tra voli ed attese, atterro a Beirut. Si apre il portellone dell’aereo. Fa un caldo bestiale. Lo spettacolo che mi si presenta è agghiacciante. Sulla pista, che avremmo dovuto attraversare a piedi per raggiungere il gate, una fila di jeep, almeno una decina per lato (come le sfingi al tempio di Karnak), cariche di soldati in mimetica, con mitra spianati.
Ho pensato che come “comitato di accoglienza” non fosse il massimo: francamente mi aspettavo “qualcosina” di meglio…. Guardo la hostess con gli occhi lucidi e chiedo quand’ è il prossimo volo per Milano. Voglio andarmene. Ma non posso, devo scendere. Sono sola ed ho la responsabilità di uno stand in fiera. All’uscita dell’aeroporto mi aspetta un ragazzo, quello che sarebbe stato il mio “angelo custode” per i 10 giorni seguenti , insomma la mia “body guard”…. Jeep mega-galattica, rigorosamente blindata . Ci dirigiamo verso il centro di Beirut. Non ci sono parole per descrivere lo spettacolo che si presenta ai miei occhi. Rovine ovunque, edifici distrutti e crivellati da proiettili, matasse di cavi dell’elettricità penzolanti in mezzo alla strada, provocanti scintille al contatto con l’asfalto….La quintessenza dell’orrore….. A pochi metri dal mio hotel, sul lungomare di Beirut (un’oasi di lusso in mezzo a tanta desolazione), un posto di blocco sciita. Cerco di scattare una foto e il mio “angelo custode” mi scaraventa la macchina fotografica a terra con un gesto di stizza, chiedendomi se ho così tanta voglia di farmi ammazzare. I corridoi del mio hotel sono costantemente picchettati da soldati siriani 24 ore su 24. Regolarmente, ogni 10 minuti, un caccia israeliano sorvola le nostre teste. Il rumore dei passi e dell’aereo mi ossessionano e l’angoscia mi prende lo stomaco. Qualcuno alla reception, scherzando, mi dice di incominciare a preoccuparmi quando non li sentirò più perché sarà un brutto segno. Infatti, dopo 4 giorni, un insolito preoccupante silenzio è subito interrotto da colpi di mortaio provenienti dalla valle della Bekaa.

 In quel momento avrei voluto sparire dalla faccia della terra, trovarmi su un altro pianeta, ovunque…. ma non lì…..volevo la mia casa, i miei genitori. Mi sono vergognata, chiedendomi cosa diavolo fossi venuta a vendere, in un Paese devastato dalla guerra, a gente che non aveva nemmeno più gli occhi per piangere….. Eppure mi sbagliavo…. La vita continuava, eccome se continuava !!!! A parte le mie giornate in fiera, la sera ho frequentato i luoghi più lussuosi, i party offerti dall’ambasciata, i ristoranti più rinomati, i quartieri più esclusivi, dove la gente ostentava ricchezza, dove sembrava di essere al Motorshow di Bologna con auto da sogno, Country Club dove la sola tessera annuale di ingresso costava 40.000 dollari, un casinò perfettamente funzionante dove alcune persone erano pronte a sperperare in una manciata di secondi quello che una persona normale avrebbe guadagnato in una vita intera di lavoro……Tutti luoghi di cui la “signora con la falce” evidentemente sembrava ignorare l’esistenza. Giovani rampolli o vecchi uomini d’affari che si divertivano e rispondevano: Guerra ?…. Quale guerra ?” Ed io che facevo una vita d’inferno, non potendo fare un passo sola, sempre “scortata”, sempre angosciata e terrorizzata…. Blindati in mezzo alle strade con tanto di soldati seduti sulla torretta, pronti a far fuoco, posti di blocco ogni 100 metri , ogni giorno percorsi diversi per arrivare in centro città ma soprattutto, ovunque e sempre quei maledetti mitra puntati addosso !!!! Una delle cose che mi ha sconvolto di più è quella che io, sdrammatizzando, ho battezzato “la torre farcita”.

 E’ una specie di “sormontè bellico”. Al posto del salmone, del prosciutto e della maionese, tra un “piano” e l’altro ci sono carri armati, jeep e camionette……. E’ un monumento ai “caduti” dicono loro…. Mah !!!…..Macabro e di pessimo gusto. Un giorno, durante uno dei soliti percorsi “alternativi” e dopo essere scampata ancora una volta con successo ai 18 milioni di posti di blocco, sono passata dal campo profughi di Sabra e Chatila, dove ci fu il massacro nel 1982. Beh, là il tempo si è fermato…E’ un ghetto dove sono rimasti devastazione, povertà e tanto filo spinato……. Così come il campo profughi, andando a sud, verso la valle della Bekaa…. Capanne fatte di stracci, in mezzo al deserto…….Per fortuna siamo nel XXI secolo…..
Ho continuato questa vita per 5 anni. Ogni anno tornavo ed ogni volta che si apriva il portellone dell’aereo avrei voluto non vedere più il “comitato d’accoglienza”, le matasse di cavi ed i posti di blocco. Ho sempre portato con me la macchina fotografica, sperando che il soggetto fosse diverso. Mi sono fatta un bel “memoriale” !!! Certo, loro ce l’hanno messa tutta ed hanno ricostruito il più possibile, cercando di far ridiventare Beirut, la “Svizzera del Medio Oriente” che è sempre stata. In effetti, negli ultimi anni le cose sono migliorate moltissimo. Il città ha cambiato aspetto ed il centro città è bellissimo. Poi, per motivi di salute, dopo un intervento subito a novembre 1999, ho dovuto smettere di viaggiare, almeno per un po’ ….. L’ultima mia visita risale a maggio del 2000, ma per me è stata molto faticosa. Potrei riempire ancora pagine intere di aneddoti, situazioni imbarazzanti o divertenti, agghiaccianti o disperate….. Devo dire che malgrado tutto, un po’ mi manca…….perchè il Libano mi è entrato dentro….. Ci sono dei luoghi stupendi da visitare : Jounié, Byblos, Baalbeck con delle vestigia romane da sogno…. Ma se leggo la cronaca di questi ultimi tempi, mi accorgo che la roulette del casinò è tornata ad essere per qualcuno la solita “roulette russa”……. (Eleonora, web2you.it)

Written by pinoscaccia

Aprile 9, 2007 alle 9:42 pm

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