Archive for Ottobre 2006
La nuova capitale
Abituata a rinascere dalle proprie ceneri, Beirut ci prova ancora una volta dopo l’ultima guerra. A suon d’appalti e progetti che stuzzicano gli appetiti di cordate politiche e d’affari contrapposte, si sussurra qua e la’, mentre qualche cantiere si mostra gia’ aperto e i piani sembrano andare ben oltre i danni provocati dai raid israeliani dell’estate: fino a includere una risistemazione generale della caotica rete viaria della capitale libanese, partita in questi giorni. Stimati in 3,6 miliardi di dollari, i costi della ricostruzione postbellica in Libano sono stati coperti finora per meno di un terzo dagli stanziamenti preannunciati a fine agosto dalla Conferenza di Stoccolma degli Stati donatori. Denaro fresco sta tuttavia affluendo dalle potenze petrolifere regionali: da un lato l’Iran, sceso in campo al fianco del movimento radicale sciita degli Hezbollah e delle strutture economico assistenziali a esso legate; dall’altro l’Arabia Saudita e gli emirati del Golfo, fonti di approvvigionamento per il premier (sunnita) Fuad Siniora e per le forze (a maggioranza sunnite moderate e cristiano maronite) protagoniste un anno e mezzo fa della ‘rivoluzione dei cedri’. Siniora guarda inoltre all’appuntamento di Parigi del 15 gennaio prossimo: data fissata per la terza Conferenza dei donatori chiamati a raccogliere fondi per il Libano al di la’ dei soli danni della guerra recente. Un passaggio cruciale dal quale il premier confida di poter ricavare promesse per altri 8 miliardi di dollari fra aiuti e investimenti a medio termine. Contribuiti che potrebbero essere indirizzati parzialmente a rimpinguare i 165 milioni gia’ messi sul piatto dalla Banca Mondiale, da un Fondo della Lega Araba e dalla Stato libanese per l’avvio del cosiddetto ”Progetto di sviluppo del trasporto urbano della Grande Beirut”. O, per dirla con il giornale ‘L’Orient-Le Jour’, della rivoluzione urbanistica destinata a ”mettere sottosopra” la capitale del Libano. In effetti si tratta di un’opera articolata volta di qui a un lustro – nelle intenzioni dei promotori, e sempre che la pace regga – a modernizzare e rendere piu’ sicure le comunicazioni della citta’. Una citta’ tra le piu’ suggestive del Mediterraneo per cultura, scorci panoramici e collocazione geografica tra le montagne e il mare. Ma soffocata da una rete viaria intricata e da un traffico spesso micidiale e sempre sregolato. Il problema e’ che, nei cinque anni (minimi) previsti per i lavori, il proliferare dei cantieri minaccia di paralizzare del tutto la circolazione, osserva la giornalista May Makarem, che si e’ occupata a lungo della questione. Sullo sfondo domina d’altronde l’immagine attuale delle strade di Beirut: intasate quotidianamente in un perenne frastuono di clacson, estranee a qualsiasi codice o regolamento e teatro di arrembaggi corsari e sorpassi al limite (talora oltre il limite) del contatto nei quali si cimentano senza distinzioni classiste bolidi di lusso, ciclopici fuoristrada, vetture di mezza eta’ e vecchi catorci fumiganti. Laddove ai pedoni costretti a guadare le carreggiate – sunniti o cristiani, drusi o sciiti che siano – non resta che affidare ogni speranza d’incolumita’ al proprio Dio.Una realta’ sulla quale non e’ difficile prevedere l’impatto delle opere annunciate dal Comitato municipale per lo sviluppo e la ricostruzione (Cdr) in ben 19 settori della Grande Beirut: con la riparazione di direttrici a grande scorrimento, la sostituzione di asfalto e segnaletica lungo decine di strade, l’installazione di 730 parchimetri, 222 nuovi semafori e persino d’un sistema capillare di videosorveglianza. Senza contare che operai e ruspe sono alle viste pure per la ricostruzione degli edifici, devastati di fresco (soprattutto nei sobborghi meridionali sciiti) dall’attacco israeliano di luglio-agosto, e dei ponti, bombardati a decine in quegli stessi 34 giorni di conflitto. Ponti rimpiazzati in parte (ma solo provvisoriamente) dalle prime strutture metalliche innalzate dai genieri francesi o russi; e in parte in attesa di ”interventi complessi che richiederanno mesi”, ammettono gli ingegneri del Comune. Come nel caso del viadotto del Casino’ du Liban (simbolo leggendario degli anni ruggenti del Paese dei Cedri, allora ‘Svizzera del Medio Oriente’, prima della guerra civile): uno snodo chiave sulla via del mare per l’accesso a Beirut da nord. Come a dire ulteriori strozzature, scrive le stampa locale adombrando ”un vero calvario per la popolazione”. Elie Helou, responsabile e nume tutelare del disegno di rinnovamento del volto della Grande Beirut, la mette in questi termini: ”Si tratta di lavori necessari che non si realizzano in un deserto, ma in zone a forte densita’ urbana. Noi li eseguiremo a tronconi, permettendo alla circolazione di muoversi in un senso quando l’altro sara’ bloccato, e dove possibile indicheremo deviazioni. Ma nessuno puo’ fare miracoli: dobbiamo restaurare una grande casa ed e’ un’operazione che esige tempo, denaro e pazienza”. Molto denaro, par di capire, e molta pazienza. (Ansa) Viaggio a Beirut sud
Al sud
La fine del Ramadan

Violazioni
Caccia israeliani sono tornati a sorvolare oggi a bassa quota il sud del Libano, nonostante l’appello della Francia a non violare piu’ lo spazio aereo di Beirut. Diversi testimoni hanno riferito di avere avvistato gli aerei con la Stella di Davide anche sulla capitale, come accade di frequente nonostante il cessate il fuoco sancito da una risoluzione delle Nazioni Unite. La Francia, che ha il comando della missione internazionale Unifil di stabilizzazione, ha preso posizione contro il governo israeliano. Venerdi’ il ministro della Difesa francese Michele Alliot-Marie, intervenendo all’Onu, ha invitato Israele a mettere fine alle violazioni dello spazio aereo libanese, definite “estremamente pericolose”. L’esecutivo di Ehud Olmert ha pero’ respinto l’appello e insistito che i suoi aerei continueranno a sorvolare il Libano meridionale per impedire a Hezbollah di rifornirsi di armi dalla Siria.
Contro la guerra
Hezbollah
Le bellezze
Lungomare di Beirut: le Pigeon rocks.
Insieme
Le rovine
Beirut sud: il quartiere Bours al Barajneh bombardato.
Le bombe a grappolo
“Stavo spazzando il terrazzo quando ho urtato una scatoletta, è saltato tutto. Ho un buco in testa, le mani spezzate e il ventre lacerato”. Salime Barahet ci fa entrare in casa. E’ anziana, è vedova da quasi vent’anni. Ha dieci figli, otto sono sposati. Sono rimasti con lei un figlio handicappato e una figlia cieca. Va avanti coltivando un campo di tabacco ma grazie soprattutto agli aiuti umanitari. E’ una delle tante vittime delle maledette bombe a grappolo. Reportage da Yohmor
