La fine misteriosa di Suzanne
Un vero e proprio giallo, che sta scuotendo il mondo arabo. Sfigurata in viso e pugnalata in diverse parti del corpo: così è stata ritrovata senza vita nel suo appartamento a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, Suzanne Tamim (31 anni), cantante pop libanese, da anni lontana dai palcoscenici del suo Paese. Lo riferisce il portale di notizie libanese «Al-Nashra». Secondo il sito internet, la Tamim è stata ritrovata morta lunedì scorso dopo che «per mesi aveva fatto perdere le sue tracce a familiari e conoscenti». «Il suo corpo – prosegue il portale – è stato pugnalato in diversi punti e il suo viso è stato sfigurato con un taglierino prima della sua morte». Residente «in segreto» da otto mesi a Dubai, dopo aver vissuto per anni al Cairo, la Tamim si era sposata due volte ma aveva divorziato da entrambi i mariti. La pop-star aveva raggiunto la sua notorietà nel 1996, quando vinse il concorso canoro nazionale Studio al-Fann (Artistic Studio). Il suo ultimo album risale al 2002, mentre è di due anni fa la sua canzone «Lovers», composta in occasione del primo anniversario dell’uccisione, in un attentato a Beirut, dell’ex premier libanese Rafiq Hariri.
Il nuovo governo
Beirut – Il segretario generale del Parlamento libanese Suhayl Bohji ha annunciato poco fa dal palazzo presidenziale di Baadba la nascita del nuovo governo di unità nazionale presieduto da Fuad Siniora. Bohji ha letto un decreto del presidente Michel Suleiman, che sancisce la formazione di un esecutivo di cui fanno parte 30 ministri. Poco dopo, in diretta televisiva, il premier Fuad Siniora ha affermato che “questo governo di unità nazionale sarà un governo di tutto il Libano, che ora torna alla vita normale”. Le priorità del nuovo esecutivo, ha aggiunto, “sono quelle di ridare fiducia ai cittadini nelle istituzioni e nella vita pubblica, e di preparare nel modo più trasparente possibile le prossime elezioni legislative del 2009″. Il secondo governo libanese guidato dal premier sunnita Fuad Siniora sarà ricordato per la presenza di ben cinque ministri del partito dell’ex generale Michel Aoun, leader cristiano dell’opposizione guidata dal movimento sciita filoiraniano Hezbollah che nell’esecutivo si è assicurata il diritto di veto, con 11 ministeri sui 30 totali, dato che ogni decisione dell’esecutivo deve avere l’approvazione dei due terzi dei ministri. Il blocco aounista ha ottenuto, oltre alla poltrona di vicepremier, assegnata al braccio destro di Aoun, Osama Abu Jamra, anche dicasteri strategici come l’energia, le telecomunicazioni, l’agricoltura e gli affari sociali. Hezbollah dal canto suo s’é ‘accontentato’ di un ministero, quello del lavoro, affidato a Muhammad Fneish, già ministro dell’energia nello scorso governo. Sempre tra le fila dell’opposizione, rilevante anche la presenza di tre ministri (Esteri confermati all’anziano Fawzi Sallukh, Salute e Industria) assegnati a uomini vicini a Nabih Berri, presidente del Parlamento e leader sciita alleato della Siria. Oltre alla guida del governo, la maggioranza parlamentare antisiriana si è assicurata, come previsto 16 ministeri. Tra questi spiccano quello dell’educazione, assegnato a Bahia Hariri, sorella dell’ex premier Rafik Hariri ucciso in un attentato nel 2005. Al neoeletto presidente della Repubblica Michel Suleiman è stata riservata una quota ‘neutrale’ di tre dicasteri, due dei quali (difesa confermato a Elias Murr, e interni a Ziad Barud) rappresentano il cosiddetto pacchetto della sicurezza.
Segnali di pace
Dopo due anni tornano a casa le salme dei soldati israeliani uccisi durante la guerra del 2006 che ha visto scontrarsi Hezbollah, il movimento scita con base in Libano, e lo stato ebraico. I corpi dei militari sono stati consegnati oggi al Comitato internazionale della Croce Rossa. A riferirlo alla televisione libanese è il responsabile della sicurezza del movimento islamico, Wafik Safa. “Abbiamo consegnato al Comitato internazionale della Croce Rossa le salme dei soldati israeliani uccisi durante la guerra del 2006, e lasciati dall’esercito di Israele in Libano”, ha detto Wafik Safa, senza aggiungere particolari. La consegna è avvenuta in risposta al rilascio Nissim Nasser, un libanese accusato di spionaggio e liberato oggi dagli israeliani dopo sei anni di carcere. Sono giorni, infatti, che il “Partito di Dio” e Israele stanno trattando per lo scambio. Safa non ha voluto dire se tra la salme consegnate vi siano anche quelle dei due soldati israeliani catturati da Hezbollah il 12 luglio 2006. Proprio il rapimento di quei due soldati aveva dato avvio alla guerra tra Israele e il movimento sciita nel 2006, guerra che durò 34 giorni.

L’atleta etiope Alemayehu Shumye taglia per primo il traguardo della Maratona di Beirut 2008. Una gara alla quale hanno partecipato oltre 20 mila persone in favore della pace nel Paese
Festa per il presidente

La pop star libanese Haifa Wehbe si esibisce durante una festa per il neopresidente Michel Suleiman, il cui volto campeggia sulla maglietta della cantante.
Scetticismo dopo gli accordi
Vista dalla capitale libanese l’ondata di ottimismo dopo le notizie dell’accordo tra governo e opposizione a Doha per porre fine alle recenti tensioni e gli accenni di dialogo tra Siria e Israele va notevolmente rivista. L’impressione dei commentatori più legati al governo di Fouad Siniora è che in verità il gruppo armato sciita filo-iraniano dell’Hezbollah abbia alla fine ottenuto manu militari un’importante vittoria politica dopo 18 mesi di gravi pressioni. In realtà l’opposizione ottiene potere di veto sul gabinetto, torna a far parte del governo di unità nazionale molto più forte di prima e senza che nessuno possa davvero mettere in dubbio la sua capacità militare. Due settimane fa i gruppi armati dell’Hezbollah avevano occupato militarmente larga parte della capitale, si erano spinti a vandalizzare i media legati al leader sunnita Saad Hariri. Il Paese era apparso sull’orlo della guerra civile. E oggi nessuno viene punito. Anzi, una volta di più la coalizione cristiano-sunnita appare indebolita e fragile di fronte al gruppo sciita. Starà ora alle capacità di mediazione del nuovo presidente dello Stato, il capo di stato maggiore dell’esercito generale Michel Suleiman che dovrebbe venire eletto domenica, tentare di buttare acqua sul fuoco delle tensioni in nuce. Ma Suleiman ha già dimostrato la sua intenzione di restare il più possibile neutrale nello scontro tra i due campi. E per ora poco fa pensare che da presidente possa cambiare atteggiamento. Corriere.it
Appello per la libertà di stampa
Smantellate le tende

La tendopoli realizzata nel dicembre 2006 dagli sciiti di hezbollah nel centro di Beirut viene smantellata dopo l’accordo raggiunto a Doha tra le fazioni libanesi per la fine della crisi politica. Domenica prossima il Parlamento si riunirà per eleggere il generale Michel Suleiman alla presidenza della Repubblica. Dal 24 novembre scorso, da quando è scaduto il mandato del presidente filo-siriano Emile Lahoud, per venti volte il Parlamento si è riunito senza riuscire a eleggere il nuovo capo dello Stato.
Accordo per uscire dalla crisi
La Lega araba è riuscita a mediare un accordo per la fine della crisi in Libano tra la maggioranza antisiriana libanese e l’opposizione guidata dal movimento sciita Hezbollah. Lo ha annunciato il premier del Qatar, Hamad bin Jasem al-Thani, che guida la delegazione araba. Le parti si vedranno venerdì in Qatar dove avvieranno trattative per tentare di superare la situazione di stallo che da diciotto mesi paralizza la vita politica libanese. Nella notte il governo ha annullato due misure annunciate il 6 maggio per contrastare l’influenza di Hezbollah. È ripreso anche il traffico aereo a Beirut all’aeroporto internazionale paralizzato dall’8 maggio. Corriere.it
Contro le bombe a grappolo
Appello del Papa contro le bombe a grappolo e per uno “strumento internazionale forte e credibile” che in questo campo possa “rimediare agli errori del passato ed evitare che si ripetano in futuro”. Benedetto XVI prega “per le vittime delle munizioni a grappolo e le loro famiglie” e “formula i migliori auguri di successo” alla Conferenza diplomatica di Dublino che si apre domani e deve “produrre una Convenzione che interdica questi micidiali ordigni”. Lo ha detto durante l’Angelus recitato a Genova.
Morte e distruzione, ancora

In poche ore i miliziani del movimento sciita Hezbollah hanno preso il controllo di gran parte di Beirut ovest e hanno messo a tacere tre importanti organi d’informazione della coalizione governativa antisiriana, mentre uomini armati del partito sunnita di maggioranza si sono arresi e hanno consegnato le armi all’esercito libanese nei loro ultimi bastioni. Beirut appare una città deserta, presidiata dai blindati: l’attività nel porto è sospesa fino a nuovo ordine, i generi di prima necessità cominciano a scarseggiare e chi si avventura fuori di casa cerca di fare scorte. Non appena il leader di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah, ha concluso la sua conferenza stampa ieri pomeriggio, i suoi seguaci hanno iniziato ad assaltare gli uffici del partito sunnita al-Mustaqbal (il Futuro) guidato da Saad Hariri, a capo della maggioranza parlamentare. Intorno alla mezzanotte e dopo una violenta battaglia, in cui sono stati usati anche razzi sparati con lanciagranate, i miliziani sciiti di Hezbollah hanno preso il controllo quasi totale di Beirut ovest, dove si concentrano i quartieri abitati in prevalenza da musulmani sunniti. Ansa.it Libano
Povera Beirut. Ricordo le passeggiate gradevoli nell’isola pedonale, le chiacchiere con gli amici, la cucina mediterranea nei ristorantini sotto i portici, quelle scarpinate a vedere il mare. Ricordo soprattutto l’allegria: sparita, d’un colpo, per l’ennesima volta nella storia libanese. Il destino di un popolo senza pace.
